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domenica 29 marzo 2009

DEL PIERO "PORTE APERTE A CASSANO"

(AGI/ITALPRESS) - Torino, 27 mar. - Porte aperte per l'arrivo di grandi campioni ma anche la grande voglia di tornare a vestire la maglia azzurra. Intervistato da "La Repubblica", Alessandro Del Piero ripercorre la sua infanzia, i primi passi da calciatore e il debutto nella prima squadra del Padova ("e' li' che mi sono accorto di essere Del Piero, giocando con gente come Albertini, Di Livio, Benarrivo, Galderisi, mi misuravo con loro e c'ero") fino ad arrivare al presente. Un presente in cui e' diventato ormai una bandiera della Juventus, situazione della quale si dice fiero senza "nessun rimpianto anche se resta il fascino del Real Madrid, del Manchester United, cioe' dei campionati stranieri in cui non ho giocato e non giochero' mai". Da tempo, pero', si comincia a parlare di erede di Del Piero e in molti puntano su Cassano. L'eventuale arrivo del talento di Bari Vecchia trova a sorpresa uno sponsor d'eccezione nello stesso capitano bianconero, che non teme problemi di dualismo. "Senza offesa - spiega - la mia vita calcistica non teme l'arrivo di Cassano e di nessun altro. Comunque, non vedo concorrenza spietata: abbiamo ruoli diversi e potremmo benissimo coesistere. Finche' arrivano i campioni, tutto a posto". Anche perche' Del Piero vuole tornare a vincere. "Ne ho proprio bisogno - ammette - In queste tre stagioni e' successo tutto ed e' ora di rivincere qualcosa. Io penso che quest'anno una vittoria ci scappera'. Se l'Inter rallenta, noi ci saremo". Guardandosi indietro non manca qualche rimpianto, ci sono partite che il numero 10 della Juve vorrebbe rigiocare, "una delle tre finali perse di Champions, una a caso. E magari la finale dell'Europeo 2000". E a proposito di Nazionale, Del Piero non ha intenzione di farsi da parte. "Lippi e' stato molto chiaro, adesso ha necessita' di vedere altri, da me si aspetta che giochi e faccia bene - sottolinea - Ho assorbito la cosa, non la vivo come un problema e neanche come una perdita definitiva: almeno, Lippi non me l'ha trasmesso". Una vita da star, ma con l'esigenza di staccare ("non posso sempre essere Alex Del Piero, il numero 10 della Juve. Bisogna pensare alla vita quotidiana, al futuro, anche se davvero non riesco a vedermi tra dieci, vent'anni"), il capitano bianconero parla anche di attualita', a partire dalla crisi economica. "Anche se sono diventato ricco, l'approccio alla vita credo sia il medesimo - dice - I soldi risolvono un bel po' di problemi pratici, pero' conosco un sacco di ricchi tristi, anche nel calcio e non e' retorica: e' la verita'. In questo mondo c'e' solitudine, a volte depressione. Siamo persone con dei sentimenti, persone anche fragili. Vedo gente che ha doni e li spreca, e si butta via".
Una battuta anche su calcio inglese e basket americano, due delle sue grandi passioni. "In Inghilterra e' tremendamente bello andare allo stadio, persino i colori delle maglie brillano di piu' - spiega Del Piero - E gli americani sono spettacolo puro, forse condito da troppo contorno e troppa tivu'. Poi, e' chiaro che la passione latina e' qualcosa di fenomenale: servirebbe un mix, ma con piu' attenzione alla bellezza da parte nostra. Da noi, nessuna moviola ripete le dieci azioni migliori della domenica, solo i mancati rigori o i fuorigioco".

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